Sembrava impossibile che accadesse ciò che è accaduto allo Stadio
Renato Curi di Perugia quel 14 maggio del 2000.
Il Perugia affronta la Juventus nell’ultima giornata di
campionato, con i bianconeri che scendono in campo solo per onor di firma,
con un campionato in tasca, praticamente già vinto e lo spumante solo
da stappare.
Il Perugia è a metà classifica, niente da temere dunque.
Solo un cielo un po’ velato, qualche nuvola che minaccia pioggia, ma
nulla che possa scalfire le certezze della Vecchia Signora del calcio
italiano.
A dire il vero qualche goccia di pioggia inizia a scendere, ma cosa vuoi che
sia un po’ di pioggia, la Juve deve vincere un campionato, vuoi
che Ancelotti e compagni si lascino intimorire da un po’ d’acqua?
La partita inizia regolarmente, anche se le due gocce d’acqua dei minuti
precedenti la partita si sono trasformate in un acquazzone vero e proprio.
Anzi, piove come di più non potrebbe. Quanti erano allo stadio possono
testimoniare. Sembrava uno di quei temporali destinati a scaricare secchiate
d’acqua con quanta più violenza possibile per qualche minuto,
per poi terminare bruscamente, così come era iniziato.
Invece ogni secondo che passa la violenza del temporale raddoppia, diventa
prima bufera di pioggia, poi vero e proprio diluvio. Più le due squadre
provano a calciare la palla, più la palla galleggia sulle numerose pozzanghere
del Curi.
Ma la Juventus è squadra d’esperienza, non sarà certo
un po’ d’acqua ad impedire ai bianconeri la conquista dell’ennesimo
scudetto. A proposito, quanti sono? Non si ricordano, ma a qualcuno verrà di
sicuro in mente durante i festeggiamenti.
Finisce il primo tempo in parità.
Sembra impossibile continuare a giocare, ma è altrettanto impossibile
sospendere la partita.
La situazione in campionato è più o meno questa: la Juve,
dopo una cavalcata trionfale, gioca le ultime partite con il freno a mano tirato
e si fa rimontare da una Lazio farcita di campioni. Alla fine di marzo
la squadra di Ancelotti si ritrova a guidare il campionato con un vantaggio
di nove punti sulla Lazio di Nedved, Nesta, Veron e Boksic,
ridotto ad appena un punto alla vigilia dell’ultima giornata. Le sconfitte
della Juventus con il Milan, con la Lazio stessa, e con
il Verona riaprono un campionato che sembrava archiviato.
La Juve è in affanno. E come se non bastasse, “piovono” critiche
ed accuse da tutte le parti.
La penultima giornata la Juventus affronta il Parma a Torino.
I bianconeri sono in vantaggio per 1 a 0. A pochi secondi dal termine il difensore
del Parma, Fabio Cannavaro segna di testa il gol del pareggio.
L’arbitro inspiegabilmente annulla. Seguono polemiche.
Tutto sembra già scritto. Il campionato ha già la sua regina
e buonanotte.
Dunque, mentre la Lazio spazza la Reggina, al Renato Curi finisce
il primo tempo con il risultato di 0 a 0. Durante l’intervallo gli inservienti
si danno da fare per drenare il campo, in alcune zone per spostarsi servono
i braccioli. Il tutto sotto un diluvio che non accenna a placarsi.
Anche sugli spalti la situazione è drammatica. L’ombrello non
serve a nulla, piove da tutte le parti.
L’arbitro Collina, seguito dai capitani delle due squadre, torna
più volte in campo per capire se è possibile proseguire l’incontro.
I sopralluoghi durano più di un’ora, i tifosi, quelli della Juve almeno,
invocano il rinvio. La Juventus deve vincere la partita, e farlo in
queste condizioni, con la squadra ormai non più brillantissima, sembra
un’impresa irrealizzabile.
Gli interrogativi si moltiplicano. Smetterà di piovere? Ci sono le condizioni
per giocare? Collina avrà il coraggio di sospendere la partita? Collina avrà il
coraggio di far riprendere la partita?
Una sola cosa è sicura. La Lazio ha vinto 3 a 0 e all’Olimpico tutti
i tifosi non aspettano altro che di sapere il risultato finale della partita.
La situazione è molto delicata. Riprendere il gioco sembra a tutti impossibile.
Troppa acqua sul campo e troppa acqua continua a scendere da un cielo maldisposto
che continua a rovesciare sullo stadio acqua a catinelle.
Ma anche sospendere l’incontro sembra impossibile. Un tempo si è già disputato,
la partita è in parità e il risultato è sfavorevole alla Juventus che
ha assolutamente bisogno di una vittoria. Se questo fosse il risultato finale,
la Lazio sarebbe Campione d’Italia. Giocare nuovamente
la partita dall’inizio verrebbe dire regalare un altro tempo ai bianconeri
che in 45 minuti non sono riusciti a segnare, giocando oltretutto con il risultato
dell’Olimpico già acquisito.
Alle 17:15, dopo oltre un’ora di perplessità, Collina decide
di far riprendere il gioco, nonostante la bufera che investe il Renato Curi non
sia diminuita di un grammo.
I giocatori sembrano spaesati, stentano a riprendere il ritmo, sembrano stanchi
e appesantiti. Tutti tranne Alessandro Calori, il quale, con un tiro
beffardo, inganna Van Der Sar e tutta la difesa juventina, segnando
un gol storico.
La Juventus non riuscirà mai a rimontare quel gol, per la gioia
dei tifosi della Lazio che, stipati sugli spalti dell’Olimpico,
non osavano neanche sperarla tanta grazia.
Si consumò a Perugia in questo modo uno dei pochi drammi sportivi
subiti dalla Juventus, un giorno davvero speciale, non soltanto per
i tifosi del Perugia.
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