Gaucci è costretto ad ingoiare l’ennesima stagione amara. Sul fronte allenatori, la questione è sempre più delicata. Il suo carattere gli impedisce di coltivare rapporti stabili e duraturi. A Nevio Scala (reduce da una stagione disastrosa), succede Attilio Perotti, ma solo per un po’, poiché a Gaucci salta in mente di richiamare Galeone, che non accetta l’incarico, cosicché il Perugia torna nuovamente nelle mani di Perotti.
Ma il valzer non è ancora finito. La permanenza di Attilio Perotti a Perugia, durerà poco più di un istante.
A guidare la squadra il presidente chiama Albertino Bigon, allenatore del Perugia fino alla 27° giornata di questo folle campionato 1997/1998.
Allo scoccare del 28° turno Gaucci richiama ancora una volta Ilario Castagner, l’unico forse ancora in grado di mettere tutti d’accordo.
A undici giornate dalla fine, il Perugia latitava all’ottavo posto con 38 punti, mentre a contendersi la serie A, oltre alla Salernitana, prima a quota 58, erano il Venezia a 51, con Cagliari e Torino, rispettivamente a 50 e 44 punti.
In soli tre mesi Ilario Castagner riesce a ridare un corpo e un’anima ad una squadra che sembrava scivolare sempre di più verso un campionato all’insegna della mediocrità.
Con un finale avvincente il Perugia mette le ali e agguanta il Torino al quarto posto, costringendolo allo spareggio di Reggio Emilia, vinto dal Perugia solo al termine dei calci di rigore, in una giornata torrida di emozioni.
Dodicimila tifosi seguono la squadra in campo neutro per lo spareggio per celebrare un ritorno in Serie A che solo qualche mese prima sembrava impossibile, irrealizzabile, incredibile. Il Perugia che fece l’impresa era il Perugia di Colonnello, di Olive, di Rapajic, di Tovalieri, Matrecano e Materazzi, gladiatori senza paura rivitalizzanti da un Castagner sempre più idolo della città.

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