Nato in provincia di Ascoli Piceno nel 1953 (a Montefiore dell’Aso,
il 20 settembre), dopo una serie di stagioni trascorse al Giulianova, Renato
Curi approda al Perugia nel 1974 dopo un’esperienza nel Como.
Centrocampista dotato di grande grinta ed energia, con il Giulianova inizia
fra i dilettanti, conquistando una prestigiosa promozione in Serie C.
Giunge a Perugia per merito di Ilario Castagner, allora tecnico
del grifo e grande estimatore del giovane Curi.
La fiducia dell’allenatore è pienamente ripagata dal giovane Curi,
il quale disputa un ottimo campionato, mettendosi presto in evidenza e ritagliandosi
un ruolo da protagonista la stagione 1974/1975, quella in cui il Perugia realizzò l’impresa
dell’imprevista promozione in Serie A.
L’anno seguente le cose vanno ancora meglio per il Perugia e per Curi.
Dopo la promozione il Perugia resta imbattuto per l’intero campionato
e chiude al secondo posto alle spalle del Milan. Le prestazioni convincenti
di Renato Curi non si contano, autore anche di gol che hanno segnato la
storia del calcio. Celebre quello rifilato alla Juventus il 16 maggio
1976 (Perugia – Juventus 1-0) che consegna di fatto lo scudetto
al Torino, impedendo la vittoria del campionato ai bianconeri.
Durante la stagione 1976/1977 il Perugia terminerà al sesto posto,
la prima posizione “inutile” per la qualificazione alla Coppa
UEFA. Renato Curi gioca un ottimo calcio, fornendo sempre un contributo
determinante e preziosi assist.
La stagione successiva Curi continua a crescere, migliora sempre di più il
suo rendimento, al punto tale che la stampa invoca a chiare lettere il suo nome
per rinforzare il reparto di centrocampo della nazionale. E’ un momento
d’oro, per Curi e per il Perugia.
Il Perugia con Curi sembra destinato a grandi traguardi. La squadra è giovane
ma brillante, è una realtà che si sta imponendo ai massimi vertici
del calcio italiano ed europeo, con una dirigenza intraprendente, capace ed ambiziosa.
Renato Curi si allena e migliora sempre di più, mostrando anno
dopo anno un crescendo di talento, grinta ed energia, doti che non ha mai
risparmiato sul campo.
Già dalle primissime partite del Campionato 1977/1978 si capisce che cosa
sarebbe potuto accadere, se un tragico destino non avesse messo lo zampino nel
complicare maledettamente le trame umane e sportive di una città intera.
A cinque giornate dall’inizio il Perugia è primo in classifica,
appaiato a Genoa, Milan e Juventus. La sesta partita presenta
una partita di cartello, lo scontro al vertice fra Perugia e Juventus,
due serie candidate alla vittoria finale.
E’ il 30 ottobre 1977, il pubblico è quello delle grandi occasioni,
con 40.000 spettatori che si preparano per assistere ad una delle partite più importanti
di sempre.
Renato Curi è pronto per scendere in campo dopo aver smaltito in
tempo record un infortunio che ne ha pregiudicato l’impiego nelle prime
gare, ma ora è deciso ad affrontare la partitissima. Le due squadre scendono
in campo alle 14:30.
Il primo tempo mostra una partita equilibrata, combattuta da due squadre che
si temono e si rispettano. Nel frattempo a Perugia inizia a scendere una
pioggia battente che appesantisce il campo.
Alle 15:30 l’arbitro fischia regolarmente l’inizio del secondo tempo.
Non sono ancora trascorsi cinque minuti quando sugli sviluppi di un fallo laterale
all’altezza del centrocampo, Renato Curi si lancia nel tentativo
di recuperare una palla, ma percorre solo qualche metro, dopodiché stramazza
a terra.
Sul campo allagato continua a piovere a dirotto, anche sul corpo steso esanime
sotto lo sguardo attonito di 40.000 spettatori, dei compagni di squadra e degli
avversari. Immediatamente la situazione si manifesta in tutta la sua serietà. Furino manda
la palla fuori dal campo per fermare il gioco e agevolare i soccorsi. Entrano
infermieri e barellieri per fornire i primi soccorsi mettendo da parte Bottega,
uno dei primi a prestare soccorso. Anche i due medici del Perugia accorrono
per tentare di rianimare il corpo immobile del giovane Curi. Renato sembra
non respiri, ha gli occhi strabuzzati all’indietro. Gli viene praticato
il massaggio cardiaco, la respirazione artificiale, viene tentata ogni cosa pur
di provare a fargli prendere nuovamente conoscenza. La situazione è critica.
La disperata corsa dell’ambulanza si conclude al centro di rianimazione
del Policlinico di Perugia, dove un’equipe di medici tentano
invano di riportarlo in vita. Intorno alle 16:30 lo staff si arrende all’evidenza,
decretando la morte di Renato Curi per arresto cardiaco.
La notizia del decesso arriva al termine dell’incontro, portato a termine
in un clima surreale, sconvolgendo i presenti ma soprattutto gli amici. Ilario
Castagner è affranto, Vannini, l’amico più caro,
scoppia in lacrime, nessuno ha voglia di parlare, tanto meno di pensare alla
partita.
Il 30 ottobre 1977 muore all’età di 24 anni il centrocampista del Perugia Renato
Curi, al quale verrà intitolato lo stadio della città, a perenne
memoria del calciatore, dell’uomo e dell’amico di molti.
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