La storia del Perugia è costellata di tante gioie e altrettante
amarezze, condita da eventi altalenanti che nella buona e nella cattiva sorte,
hanno tenuto i tifosi del Grifo costantemente sugli scudi. L’incertezza
per il futuro ha spesso segnato anche i momenti di gioia più estrema,
così come alle migliori imprese hanno fatto seguito repentine cadute.
Una delle fasi più esaltanti della storia del Perugia è stata
certamente quella vissuta nella seconda metà degli anni ’70.
Nel 1975 difatti, dopo otto campionati consecutivi in Serie B disputati
senza grossi acuti, il Perugia conquista meritatamente un’inaspettata
promozione nella massima serie. L’anno precedente il Perugia si
salvò all’ultima giornata, disputando un campionato mediocre e
senza entusiasmo. Alla salvezza seguì il cambio di dirigenza, con l’ingresso
di D’Attoma al posto di Lino Spagnoli, imprenditore perugino.
Evidentemente il cambio diede una notevole scossa all’ambiente, poiché con
una squadra allestita senza troppe pretese e apparentemente in grado di conquistare
semplicemente una salvezza tranquilla, l’allenatore Ilario Castagner al
primo tentativo centra una brillante promozione in Serie A.
A partire dalle primissime giornate il Perugia dimostra immediatamente
di essere in grado di giocare alla pari con il Verona, superfavorita
della vigilia per la vittoria finale, una squadra forte che fu retrocessa d’ufficio
in Serie B.
Il Perugia mantiene saldamente una posizione di vertice, sfoggiando
un ottimo calcio domenica dopo domenica. Fino a dicembre il Perugia è secondo
alle spalle del Verona, quando, in concomitanza di una sconfitta dei
gialloblù, la squadra di Castagner conquista la vetta della classifica,
posizione che manterrà fino alla fine del campionato. Fra i protagonisti
della storica promozione si distingue un giovane appena entrato a far parte
del gruppo, Renato Curi.
I successivi campionati in Serie A sono di livello assoluto per una
squadra che per la prima volta in tutta la sua esistenza mette piede nel massimo
campionato. Ottava nella stagione 1975/1976, sesta e settima rispettivamente
nei campionati 1976/1977 e 1977/1978. Ma il meglio deve ancora arrivare.
Nel Campionato 1978/1979 il Perugia compie un impresa mai realizzata
prima da nessun’altra squadra di Serie A. Disputa la bellezza
di 30 partite, ovvero l’intero campionato, senza mai subire sconfitte,
classificandosi al secondo posto, superata solamente dal Milan, totalizzando
19 pareggi e 11 vittorie. In un anno il Perugia realizza il suo miglior
piazzamento nella massima serie, stabilendo inoltre un record assoluto di imbattibilità,
uguagliato solo dal Milan nella stagione 1991/1992.
Il Perugia ora pensa in grande, convinto che nel campionato successivo
si possa e si debba provare a fare ancora meglio. Le esperienze passate suggeriscono
che nessun traguardo è impossibile per la squadra biancorossa.
Per provare a rendere il Perugia ancora più competitivo la società realizza
un grande investimento, acquistando il nuovo fenomeno del calcio nazionale,
l’attaccante Paolo Rossi, il futuro capocannoniere dell’Italia Campione
del Mondo nel 1982. L’acquisto serve anche a far dimenticare il brutto
ritiro di uno dei più forti e rappresentativi giocatori perugini, Franco
Vannini, al Perugia dal 1974. Nell’ultima stagione disputata,
quella del 1978/1979, durante una partita con l’Inter, Vannini si
scontra violentemente con Adriano Fedele, difensore nerazzurro, procurandosi
un grave infortunio che lo costringerà al ritiro. Nel corso della partita
segnò il gol che permise al Perugia di portarsi sull’uno
a due (partita finita 2 a 2, dopo l’iniziale vantaggio dell’Inter
di 2 gol a 0).
Il Perugia, nonostante gli sforzi, non riesce proprio a ripetere la
grande stagione dell’anno precedente, chiudendo il campionato del 1979/1980
solamente al decimo posto. E’ anche la prima volta della squadra perugina
in Coppa UEFA, eliminata ai sedicesimi di finale dall’Aris
Salonicco. Dopo aver affrontato nel turno precedente i croati della Dinamo
Zagabria (1 a 0 in casa e 0 a 0 in trasferta), il Perugia viene
eliminato dalla squadra greca pareggiando 1 a 1 in trasferta e subendo una
sonora sconfitta per 3 a 0 in casa.
Come dicevamo, il Perugia proprio non riesce a ripetersi, anche se le
premesse per un campionato più dignitoso c’erano tutte. Una delle
spiegazioni più plausibili è il coinvolgimento di alcuni giocatori
del Perugia nello scandalo legato alle scommesse sul calcio, che vede
condannare Della Martira, Zecchini e lo stesso Paolo Rossi a
rimanere per due anni lontano dai campi di calcio. La squadra del Perugia in
quegli anni rappresenta una delle migliori espressioni calcistiche a livello
nazionale, ma uscirà marchiata e avvilita dalla vicenda. Oltre ad aver
disputato un campionato ben al di sotto delle aspettative, alla squalifica
di un giocatore così rappresentativo, subirà una penalizzazione
di 5 punti da scontare nel campionato successivo. Insieme al Perugia vennero
coinvolte molte altre squadre di Serie A e B, nonché squalificati
un elevato numero di giocatori.
La delusione è tale da precipitare la città nello sconforto più nero,
una mazzata che si ripercuoterà pesantemente nel campionato successivo.
Ciò che segue è solo una lenta discesa verso il basso, culminata
con la retrocessione in Serie B e il disgregamento di quel brillante gruppo
di dirigenti che in così breve tempo avevano consegnato alla città una
squadra competitiva in grado di lottare per i massimi traguardi. Nel giro di
pochissimi anni il Perugia subirà persino l’ulteriore squalifica
della CAF che la precipiterà nel paludoso purgatorio della C2.
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