Itinerari museali - Galleria Nazionale dell'Umbria La storia
Le origini della Galleria Nazionale dell’Umbria risalgono ai tempi in cui la Consulta degli stati romani promulgò la legge che sopprimeva le corporazioni religiose. Le opere d’arte proprietà delle corporazioni vennero riunite all’interno del Convento Nuovo di Monte Morcino, allora sede dell’Accademia delle Belle Arti, oggi dell’Universit.
Un ulteriore passo verso la costituzione del museo fu il decreto di indemaniazione emanato dal nascente stato unitario nel 1860, allorquando la Galleria fu spostata nella chiesa dello stesso convento, per poi essere definitivamente trasferita al terzo piano del Palazzo dei Priori, dove si trova tutt’ora.
L’ampliamento della collezione è stata resa possibile grazie a donazioni, lasciti ed acquisizioni che la hanno dilatata fino ad occupare l’intero piano prima, il Salone Podiani poi, estendendosi anche ad alcune sale limitrofe, alle quali si ha accesso tramite una scala interna, l’antico passaggio che conduceva alle carceri.
Un radicale riordinamento del materiale presente in senso “moderno” fu elaborato intorno alla metà del ‘900, da Gisberto Martelli e Francesco Santi.
Le recenti acquisizioni di opere del Seicento e del Settecento hanno completato l’arredo artistico di una delle Gallerie più suggestive d’Italia.

Sala d’Ingresso
Nella sala in cui si riuniva il Consiglio Generale sono esposti alcuni affreschi distaccati provenienti da varie chiese e conventi umbri che vanno dal XII al XV secolo. Fra questi si notano un frammento con figure del XII secolo e un gruppo di affreschi di autori locali, realizzati per la cripta della Chiesa di San Francesco al Prato.
Dalla Chiesa di Santa Elisabetta proviene un altro gruppo di affreschi. Segue una Madonna della Misericordia datata 1376 e un Angelo di San Matteo, probabilmente opera di Allegretto Nuzi.
Oltre gli affreschi sono esposte due importanti sculture romaniche, una Testa di Cristo, proveniente da Montone, ed un Cristo Staccato dalla Croce, entrambi parti di composizioni più ampie. Completa la sala la Testa di San Giovanni, un frammento di croce dipinta agli inizi del XIII secolo originaria della città di Spoleto.

Sale I-II
Nella Sala I sono raccolte opere della seconda metà del Duecento, fra le quali merita particolare attenzione il grande Crocifisso proveniente da San Francesco al Prato del 1272. L’opera appartiene a quel fondamentale artista noto come “Maestro di San Francesco”, autore che molto probabilmente dipinse anche la tavola rappresentante San Francesco, oggi esposta presso il Museo di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.
L’anonimo esecutore è rappresentato in Galleria anche da alcune parti di un paliotto dipinto per la Basilica di San Francesco di Assisi.
Altro paliotto di grande importanza è quello attribuito ad un altro autore anonimo, il “Maestro di Farneto”, opera più moderna e già consapevole delle scoperte di Giotto. Questo autore è uno dei più spigliati fra gli artisti umbri attivi intorno alla fine del ‘200, capace di convertire i mirabili esempi della coeva arte fiorentina e romana in un linguaggio formale più affettuoso e familiare.
Proseguendo si incontra un altro artista umbro, sempre anonimo, il “Maestro del Tabernacolo”, un rielaboratore di temi bizantini in chiave popolare, seguito dalle opere di altri artisti locali.
Fra le opere ascrivibili all’arte senese si incontrano un polittico del Vigoroso, della scuola del Cimabue datato 1280, di cui si conosce solamente questo lavoro, e una deliziosa Madonna con Bambino, di Duccio di Buoninsegna.
Sempre nella stessa sala si possono osservare due sculture, un tempo parte della Fontana Maggiore, raffiguranti Roma e la Lupa che allatta i gemelli, forse opera di Giovanni Pisano e collocate all’interno della Galleria a causa del loro cattivo stato di conservazione.
Nella sala II sono esposti alcuni pezzi provenienti da una fontana scolpita da Arnolfo di Cambio soltanto quattro anni dopo la Fontana Maggiore (realizzata nel 1281). Le sculture contenute in questa sala sono di una bellezza rara, e costituiscono certamente una fra le parti più pregiate dell’intera Galleria.

Sale III-IV
La rassegna in queste sale inizia con i lavori del pittore Meo da Siena, di provenienza toscana, ma molto attivo in Umbria, seguito da un gruppetto di pittori perugini fioriti nella prima metà del XIV secolo. Notevole è la Maest, proveniente dalla Badia Celestina, di Marino, una solenne figura di artista formatosi sull’esempio della fabbrica di Assisi e del ciclo francescano in particolare.
Accanto a queste opere si trovano opere minori, ma pur sempre di grande valore artistico, di una schiera di pittori locali, noti con i nomi di Maestro dei Dossali di Subiaco, Maestro del Dossale di Paciano e Maestro della Maestà delle Volte.
Di seguito si possono ammirare l’ampia vetrata, la Crocifissione di Giovanni di Bonino e la preziosa tavoletta con la Madonna in Gloria fra i Santi, forse di Francesco da Rimini.

Sale V-VI
Si passa nella sala successiva, dove si incontrano lavori della scuola senese che vanno dalla seconda metà del XIV secolo alla prima metà del secolo successivo, documento importante che testimonia la stretta relazione esistente fra l’ambiente umbro e l’ambiente senese. A questo periodo appartengono le pale di Luca Tomm, Taddeo di Bartolo, le tavole di Lippo Vanni e di Jacopo di Mino. Al centro della sala è esposto il gruppo bronzeo composto dai due leoni e dai due grifi che un tempo costituivano l’apice della Fontana Maggiore, tolti e raccolti nel Museo poiché molto probabilmente si tratta di aggiunta successiva rispetto al corpo del monumento.
Nella sala seguente vi sono una serie di opere da ascrivere al filone di gusto tardo gotico, come l’affresco monocromo dei fratelli Salimbeni, un polittico di Lello da Velletri e i polittici del fiorentino Bicci di Lorenzo e dell’eugubino Ottaviano Nelli.
Del cosiddetto Maestro di Figline (o della sua bottega), è la pergamena datata intorno al 1340, raffigurante la Crocifissione e la Madonna in Trono. Il pezzo più importante della sala resta in ogni caso la Madonna col Bambino e Angeli Musicanti di Gentile da Fabriano, dipinto eseguito dal grande pittore per la Chiesa di San Domenico di Perugia intorno al 1410, uno dei suoi massimi capolavori. Non solo tale opera, ma la presenza stessa dell’artista nell’ambiente umbro influenzò notevolmente e positivamente i successivi sviluppi artistici della storia artistica perugina.

Sala VII
Con la settima sala si entra nell’ambito del Rinascimento, grazie al bellissimo polittico del Beato Angelico del 1437 eseguito per San Domenico, un dossale d’altare di Benozzo Bozzoli, suo discepolo, eseguito nel 1456, molto attivo oltre che nella città di Perugia, anche ad Orvieto, Narni e Montefalco.
Ma il polittico che più di altri suscita ammirazione è la grande opera di Piero della Francesca, proveniente dalla Chiesa di Sant’Antonio, opera tarda e probabilmente frutto della collaborazione della sua bottega. Ascrivibili al maestro sono quasi certamente la cimasa in cui è illustrata l’Annunciazione e la Madonna col Bimbo, di qualità molto elevata e di chiara influenza fiamminga.
A completare l’itinerario è un particolare dipinto, la Madonna della Misericordia, con l’immagine della Vergine inserita in una scena apocalittica, opera di un autore locale ispirato forse da esempi toscani, e uno stupendo bassorilievo bronzeo del senese Francesco di Giorgio Martini nel quale si ritrae una scena della Flagellazione.

Sale VIII-IX-X-XI
Queste due sale ospitano numerose opere che riguardano in particolare l’evoluzione della cosiddetta scuola umbra, quale va delineandosi dalla metà del Quattrocento, fino al 1470 – 1475 circa, periodo in cui sopraggiungono novità tali da orientare decisamente la pittura locale verso il modello fiorentino e urbinate.
Tra le opere esposte meritano particolare attenzione un Gonfalone di Niccolò di Liberatore, detto l’Alunno, una Madonna tra Santi di Francesco da Rimini e un affresco datato 1487 di Matteo da Gualdo.
Le opere più significative di questa sezione rimangono però quelle di Benedetto Bonfigli, pittore perugino, rappresentato da alcuni fra i suoi capolavori, come l’Adorazione dei Magi, il Polittico di San Domenico e l’Annunciazione per i Notari.
Benedetto Bonfigli è da considerarsi il migliore artista locale in circolazione nel Quattrocento, con caratteristiche del tutto personali ed originali.
Il suo stile ornato e il suo mondo fiorito, il gusto dei suoi panorami e la spazialità dell’immagine lo pongono su di un livello superiore a quello di tutti i suoi contemporanei.
Nelle sale successive si sviluppa l’itinerario che segue la fase immediatamente precedenti la comparsa sulla scena umbra del Perugino e del Pintoricchio, con le tavole di Bartolomeo Caporali, ma soprattutto di Fiorenzo di Lorenzo, artista molto più complesso rispetto al panorama locale, dal tratto ironico e deciso, minuzioso nei dettagli e nel disegno.

Sale XII-XIII-XIV
In questa sala si giunge finalmente ad ammirare gli esordi dei due grandi maestri umbri, del Perugino e del Pinturicchio, colti nelle prime fasi della loro formazione. Nell’Adorazione dei Magi, dal Vasari attribuita a Pietro Perugino, è ancora notevole la connessione con il tratto di Fiorenzo di Lorenzo, tanto da spingere la critica a ritenere che in qualche modo il secondo abbia collaborato alla realizzazione del dipinto.
Degni di nota sono le otto tavolette nelle quali sono rappresentati i miracoli di San Bernardino, parte del gonfalone di Benedetto Bonfigli datate 1473. Almeno due dei riquadri possono essere attribuiti al giovane Perugino, altri due a Bernardino di Betto (il Pintoricchio), mentre le restanti tavolette sono di altri maestri locali difficilmente identificabili.
Le principali differenze fra i due artisti risiedono nel fatto che pur essendo entrambi umbri, il Perugino è essenzialmente influenzato dall’arte fiorentina, mentre il Pintoricchio è più propriamente perugino, ispirandosi a modelli quali Fiorenzo di Lorenzo e Benedetto Bonfigli.
Nell’ultima sala a loro dedicata si possono ammirare le opere della piena maturità dei due artisti: il Cristo Morto del 1495, la Madonna dei Battuti, sempre del 1495 e il Polittico di S. Agostino del Perugino, quest’ultimo eseguito fra il 1507 e il 1523. Al Pintoricchio si riferisce invece la Pala di Santa Maria dei Fossi, una ricca composizione conservata ancora nella sua cornice originaria.

Sale XV-XVI-XVII-XVIII-XIX-XX-XXI
In queste sale sono esposti dipinti di un periodo controverso e difficile per l’arte umbra, che si colloca fra il tramonto delle grandi figure precedenti e la comparsa di personalità quali quelle di Michelangelo e Raffaello. Sono opere che appartengono ad artisti formatisi nell’ambiente locale, all’ombra del Perugino, ma che ne abbandoneranno presto la maniera, quali Giambattista Caporali e Domenico Alfani.
Da segnalare una bella Piet del fiorentino Piero di Cosimo e una pala di Luca Signorelli (con aiuti della bottega).
Nell’ultima sala in considerazione si può ammirare un bel ciclo di affreschi attribuito ad un allievo del Signorelli, in cui si illustrano brani di vita di Braccio Fortebraccio.
Nell’ultima sala di questa sezione si trovano alcune opere di Orazio Alfani, figlio di Domenico Alfani.

Sale XXII-XXIII-XXIV-XXV
A partire dal corridoio, detto “del Tesoro”, sono esposte le oreficerie, preziosi oggetti realizzati fra il XIV e il XVI secolo. Di particolare interesse il Calice e la Patena di Benedetto XI, di fattura senese, risalgono agli inizi del Trecento, le Patene dei senesi Tondo e Riguardi, la Patena con l’Annunciazione di Ugolino di Vieri (la Patena è un oggetto liturgico di forma circolare, simile ad un piattino).
Sempre senese, della seconda metà del Trecento, è il Reliquiario di Santa Giuliana, mentre, per quanto riguarda l’arte umbra, si può ammirare il bel Calice e Patena di Cataluccio da Todi, del 1380. Segue una sezione dedicata agli avori e ai bronzi.
Proseguendo si passa nella Cappella dei Priori, affrescata da Benedetto Bonfigli, con dipinti che illustrano la Storia di Sant’Ercolano e San Ludovico, all’interno delle quali si trovano suggestive immagini della Perugia quattrocentesca.
Nella sala XXIV sono raccolte sculture frammentarie che provengono dalla Cappella della Maestà delle Volte e una delicata terracotta in rilievo con la Madonna, il Bimbo e due Teste d’Angelo, provenienti dal cortile interno del Duomo e ispirati probabilmente ad una “Dormitio Virginis”.

Sale XXVI-XXVII
Si entra in una delle aree di più recente allestimento, il grande Salone Podiani, il quale raccoglie opere tardo manieristiche e del primo Seicento.
Molto importante per la storia dell’arte perugina è la grandiosa pala di Lattanzio Pagani e Cristoforo Ghepardi, mentre capolavoro assoluto e di straordinaria intensità è l’Adorazione dei Magi di Arrigo Fiammingo, un artista che nella seconda metà del Cinquecento si trasferisce in Italia mescolando in modo fantasioso ed originale elementi del più puro classicismo italiano con una fervida realtà espressionistica.
Sempre per seguire le tracce della storia dell’arte locale, di grande importanza è la Madonna col Bimbo di Federico Barocci, pittore di Urbino, ma la cui presenza a Perugia influenzò notevolmente la cultura umbra, dando vita ad una corrente pittorica di una certa importanza.
Fra le opere relative al Seicento vi è una bella Santa Cecilia con l’Angelo di Orazio Gentileschi, e un bel paesaggio di Agostino Tassi, pittore perugino molto attivo a Roma.
Di Pietro da Cortona si possono ammirare una Natività di Maria e un Matrimonio Mistico di Santa Caterina. Chiudono l’esposizione seicentesca un gruppo di artisti umbri: Amadei, Scaramuccia, Cerrini e Pacetti.

Sale XXVIII-XXIX-XXX-XXXI-XXXII-XXXIII
La Galleria termina con le sale riservate al Settecento, con una tela raffigurante Sant’Ambrogio che assolve Teodosio di Pietro Subleyras e altre opere di Corrado Giaquinto, Giuseppe Maria Crespi, Francesco Trevisani e i locali Francesco Mancini e Giacinto Boccanera.
Il Museo si conclude con la sezione dedicata alla topografia della città di Perugia e la collezione di antiche tovaglie perugine.

APPROFONDIMENTI
La cosiddetta “Scuola Umbra”
Nelle descrizioni artistiche spesso si fa riferimento ad una supposta “Scuola Umbra”, ovvero a quell’insieme di pittori attivi nella regione nel periodo che va dalla metà del XV secolo al 1470 - 1475. Tali artisti però, possiedono caratteristiche e personalità talmente differenti da non poter essere racchiusi entro un’unica etichetta. Per precisare l’ambiente entro cui si muovono, sarebbe più giusto parlare di diverse scuole locali, più frammentate e disomogenee, ognuna delle quali possiede caratteri propri e distintivi. Non esiste una vera e propria scuola umbra, quanto piuttosto un’arte perugina, folignate, eugubina, assisana, che non si compatterà mai definitivamente in una tradizione unitaria.
L’unica figura in grado di unificare il clima culturale è quella di Pietro Vannucci, il Perugino, nato però a Città della Pieve.
L’attività del Perugino condiziona il clima culturale umbro solamente a partire dagli ultimi due decenni del secolo, finendo in ogni caso per uniformare ed appiattire un ambiente precedentemente variegato e vivace. Se è vero infatti che nessuno dei pittori precedenti al Perugino avesse mostrato un talento tale da ritagliarsi una fama che valicasse i confini locali, è pur vero che la temperie artistica era frizzante e vitale.
Dal Perugino in poi, gli artisti locali si limiteranno a ripeterne in modo sempre più pedissequo lo stile e le figure, limitando al massimo ricerca tecnica ed innovazione.

INFORMAZIONI
Sede: Palazzo dei Priori - Corso Vannucci, 19 - 06121 - Perugia
Apertura: 8.30 - 19.30
Chiusura: lunedì, 1° maggio, 25 dicembre, 1° gennaio
Biglietti: 6.50 intero - 3.50 ridotto
Telefono: +39 075/5741410 | +39 075/5721009 (biglietteria) | Fax: +39 075/5741400 E-mail: segreteria@galleriaumbria.it

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