Nei pressi delle pendici del monte Malbe, in zona San Marco, nel 1822, venne ritrovato uno straordinario reperto, di grandissima importanza per la storia del territorio perugino, il “Cippo di Perugia”.
Alle sorgenti del torrente Genne, fu rinvenuto all’inizio del XIX secolo questo eccezionale reperto archeologico, una stele in pietra databile fra il III e il II secolo a.C..
La stele è un parallelepipedo di grandi dimensioni, sulla quale è incisa un’iscrizione fra le più lunghe che si conoscano, disposta sui due lati maggiori per un totale di 46 righe.
L’epigrafe contiene un testo di carattere giuridico che chiarisce questioni riguardanti l’uso di una proprietà comune a due famiglie su cui sorgeva il sepolcro di una delle due.
 
Il Cippo era quindi originariamente conficcato nel terreno fino al limite dell’iscrizione.
L’iscrizione risolveva giuridicamente una questione legata alla permuta di alcuni terreni avvenuta fra le due famiglie Velthina e Aftune. La famiglia Aftune riceveva alcuni terreni, ma su uno di essi sorgeva il sepolcro di famiglia dei Velthina, ai quali, secondo quanto riportato sull’iscrizione, rimaneva in ogni caso la proprietà della tomba.
Alcuni passi del Cippo non sono stati decifrati completamente, poiché restano ancora molti i punti oscuri ed incerti dell’iscrizione. Poco o nulla sappiamo infatti dei riferimenti extralinguistici e del contesto in cui si inserisce la decisione riportata sulla lapide.
Il Cippo di Perugia, ritrovato alle pendici del monte Tezio, è oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria.

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