Itinerario monumentale - I monumenti della città� Palazzo dei Priori
Verso la fine dell’anno Duecento, fu deciso di erigere un Palazzo del Popolo disposto frontalmente rispetto alla Fontana Maggiore, corrispondente alla porzione di edificio in cui si trova l’attuale Sala dei Notari. Nel corso del Trecento e del Quattrocento il palazzo subì numerosiampliamenti, fino a raggiungere l’aspetto attuale. L’ala meridionale risale invece alla seconda metà del XVI secolo e fu realizzata in forme rinascimentali.
Al primo piano dell’edificio prevalgono gli arconi ogivali, in cui si aprono gli spazi che ospitano negozi e botteghe, mentre la fascia superiore è occupata da finestre trifore. Il portale che si affaccia su corso Vannucci fu realizzato in epoca posteriore, negli anni immediatamente successivi al 1346, con caratteri romanici e un grande arco a tutto sesto.
Sull’altro lato del palazzo si affaccia la grandiosa Sala dei Notari, alla quale si accede tramite la scala detta “della Vaccara”. All’interno risiede una interessante e rara decorazione pittorica, con gli stemmi dei podestà, dei capitani del popolo e un ciclo allegorico con scene bibliche e tratte dalla storia cittadina, risalente al XIII secolo, probabilmente opera di autori locali.
Al fianco della scala si apre un bel portico a tre arcate retto da capitelli trecenteschi.
Sopra il portale della Sala dei Notari si trovano le mensole su cui poggiavano le sculture bronzee del Grifo e del Leone. Le sculture oggi esposte sono delle copie, mentre gli originali, veri e propri capolavori dell’arte medievale (il Grifo è stato fuso nel 1274), sono conservati nelle sale interne.

Il Collegio della Mercanzia e il Collegio del Cambio
Nel libero Comune di Perugia le due potenti Arti, della Mercanzia e dei Cambiatori di Moneta, assunsero un ruolo sempre maggiore, rappresentato dalla possibilità di instaurare la propria sede all’interno della sede comunale, il Palazzo dei Priori.
L’Arte della Mercanzia acquisì il diritto di stabilirsi all’interno del palazzo elargendo una forte somma di denaro destinato alla sua costruzione, ricevendo in cambio nel 1390 l’uso di alcune stanze che vennero riccamente arredate.
Il Collegio del Cambio acquistò a sua volta il diritto di costruire la propria sede nella nuova ala quattrocentesca di Palazzo dei Priori. I lavori vennero eseguiti fra il 1452 e il 1457. Verso la fine del secolo si svolsero i lavori che resero questi ambienti un luogo unico ed eccezionale, quando intorno al 1500 venne chiamato Pietro Perugino, il più importante pittore del periodo a decorarne le pareti.
Il tema delle decorazioni fu suggerito all’artista dal Segretario dei Decemviri, Francesco Maturanzio, che invitò l’artista a seguire un programma strettamente umanistico. Pietro Vannucci dipinse sulle pareti le Quattro Virtù Cardinali, rappresentandole tramite personificazioni dei grandi uomini del mondo antico, la Verità Rivelata dal Cristianesimo, scene tratte dalla Natività e la Trasfigurazione, per finire con i Profeti e le Sibille. La volta presenta motivi e decorazioni a grottesche raffigurando, secondo il modello della Domus Aurea, immagini allegoriche dei pianeti in campo scuro, racchiusi entro tondi.
La decorazione del Collegio del Cambio è la maggiore testimonianza dell’artista presente a Perugia, un’opera di straordinaria bellezza, soprattutto nelle due scene sacre e nella figura delle Sibille e dei Profeti.

La Fontana Maggiore
L’immenso capolavoro della Fontana Maggiore fu edificato ed ornato di sculture nel brevissimo termine di un anno appena, dal 1277 al 1278, per inaugurare l’acquedotto che trasportava l’acqua nel pieno centro della città dalla sorgente del Monte Pacciano, a pochi chilometri da Perugia.
Del progetto architettonico si occupò Fra’ Bevignate da Cingoli, mentre della decorazione scultorea si occuparono Giovanni e Nicola Pisano, i due massimi interpreti dell’arte gotica nel XIII secolo.
La Fontana Maggiore si compone di due vasche poligonali in marmo sovrapposte e rialzate al di sopra di un basamento a gradoni, sormontate da una vasca bronzea poggiata su di un alto stelo da cui discende l’acqua.
Lungo il bordo inferiore della seconda vasca marmorea una lunga iscrizione documenta l’intervento dei vari artisti, descrivendo inoltre il significato culturale e politico dell’impresa.
Le formelle in cui sono racchiuse le sculture dei fratelli Pisano sono di soggetto assai variegato. Nella parte inferiore i bassorilievi illustrano temi molto ricorrenti nelle trattazioni enciclopediche medievali, connessi ad episodi biblici, storia romana, bestiari, con personificazioni dei mesi e delle arti.
Nel bacino superiore sono raffigurati una galleria di personaggi storici e scene relative alla città di Perugia, come la donna, personificazione del lago Trasimeno, Sant’Ercolano, Perugia sottoforma di regina, antichi priori o capitani del popolo.
La conca bronzea, fusa nel 1277, opera del perugino Rosso Padellaio, raffigura tre figure femminili, anch’esse in bronzo, immagine delle tre virtù teologali.
Fino al 1948, anno in cui la Fontana Maggiore fu sottoposta ad un radicale restauro, sulla sommità, sovrapposto alle tre donne, era visibile un ulteriore gruppo composto da due leoni e due grifi, rimossi poiché ritenuti opera tarda ed aggiunta successivamente. La scultura rimossa, è ora visibile presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Arco Etrusco
La città di Perugia è circondata da due cerchia di mura. La più antica è d’origine etrusco-romana, limitata ai colli più alti di Porta Sole e di Colle Landone, mentre l’altra è di origine medievale ed arriva ad abbracciare i borghi sorti in epoca comunale inglobando tutte le vie di accesso alla città.
La parte più antica, quella relativa alle mura d’origine etrusca e romana, risale probabilmente al IV secolo a.C. ed appare visibile per lunghi tratti, dall’Arco Etrusco, al Verzaro, sopra San Francesco e in corrispondenza del Pincetto. In altri tratti le mura sono sotterranee ed inglobate sotto edifici sorti in epoca più o meno recente.
Fra le porte più antiche ancora intatte, oltre l’Arco Etrusco, si ricordano Porta Trasimena, Porta Eburnea, l’Arco dei Gigli, mentre Porta Marzia risulta fusa con lo sperone ancora superstite della Rocca Paolina.
L’Arco Etrusco è certamente il maggiore monumento architettonico dell’antico popolo preromano. Si trova all’estremità del “cardo”, la via cittadina più importante. Nella sua parte più antica (il basamento inferiore, la prima parte delle due torri laterali e alcuni fregi) risale al III o al II secolo a.C. La parte superiore, quella composta dal secondo arco e la zona più alta delle due torri, è realizzazione romana dell’età augustea, edificata per volere dell’imperatore Augusto, così come testimonia la celebre iscrizione che definisce la città: “Augusta Perusia”.
Nella parte più antica risiede anche la parte architettonicamente più interessante, con l’arco costituito da una volta a botte realizzata con grandi conci di pietra disposti a cuneo. L’arco culmina con una bella loggia rinascimentale disposta sopra il torrione di sinistra, bell’esempio di inserimento postumo (XVI secolo circa) su di un monumento preesistente.

La Rocca Paolina
Terminata la Guerra del Sale, lo scontro che vide fronteggiarsi la città di Perugia con le truppe pontificie, il vittorioso papa Paolo III volle erigere una fortezza che gli garantisse una sicura permanenza nella città, per se stesso e i suoi delegati.
Diede mandato all’architetto Antonio da Sangallo il Giovane di edificare l’immensa rocca spianando praticamente un intero quartiere, radendo al suolo la maggior parte delle abitazioni e dei palazzi della famiglia Baglioni, i potenti nobili perugini che tanti grattacapi avevano creato a Paolo III.
In brevissimo tempo, fra il 1540 e il 1543 il Sangallo creò una possente fortezza appoggiata su baluardi inclinati e collegata ad un’altra fortezza di dimensioni ridotte che si estendeva in direzione della Chiesa di Santa Giuliana, detta “La Tenaglia”.
La poderosa rocca rappresentò per oltre trecento anni il simbolo del dominio e dell’oppressione papale, fino a quando nel 1860, in concomitanza con i moti risorgimentali locali, non venne distrutta a sua volta.
Una parte della rocca fu però risparmiata, in particolare quello sperone in direzione sud-ovest, al di sopra del quale venne costruito un terrazzo (i giardini Carducci) con belvedere, e il Palazzo della Provincia.
La parte verso valle è aperta, quella corrispondente all’antica Porta Marzia, la porta etrusca che il Sangallo non aveva distrutto recuperandone i pezzi ed inserendola nella struttura. Da questo lato è possibile penetrare all’interno della fortezza, nei sotterranei della rocca, entro cui si aprono le antiche strade, piazze ed edifici incorporati nella struttura e divenuti parte del sistema fortilizio interno. La Rocca Paolina era difatti una cittadella interamente fortificata.
Oggi le sue parti sotterranee sono restituite alla città, adibite al passaggio pedonale, mentre i suoi spazi ospitano manifestazioni, mostre ed esposizioni.

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